Oltre la Csr, le aziende vincenti con la sostenibilità

Le fondazioni d’impresa e le funzioni di Corporate Social Responsibility stanno evolvendo verso un modello che le vede parte integranti e coerenti con la strategia dell’impresa stessa, e, in particolare, con la strategia di sostenibilità. In questo approccio innovativo, così come Accenture, società di consulenza globale, aiuta i propri clienti a cogliere tutte le opportunità offerte dalla digital transformation per sviluppare business efficienti e sostenibili, la Fondazione Italiana Accenture, nel contesto della digital transformation, promuove l’innovazione sociale come modello competitivo per il mondo non profit facendo leva sui cambiamenti di paradigma abilitati dalle nuove tecnologie.

 

Noi per primi, infatti, ricorriamo al digitale  attraverso la nostra piattaforma www.ideaTRE60.it che rappresenta un punto di incontro tra chi ha progetti di innovazione sociale -terzo settore, ma anche giovani, gruppi spontanei, ricercatori e università- e chi è interessato a mettere in gioco risorse realizzative quali finanza, competenze, reti e infrastrutture -aziende e fondazioni d’impresa-.

 

L’innovazione digitale svolge  un ruolo  abilitante che permette di mettere in rete i bisogni sociali con le soluzioni per soddisfarli. Essa diventa il volano per la generazione, ottimizzazione, promozione e attuazione di progetti di innovazione sociale che altrimenti non avrebbero potuto accedere a risorse e competenze specifiche. L’altro elemento innovativo delle fondazione d’impresa e delle CSR  è costituito dalla forte esigenza di misurazione dell’impatto sociale che dà concretezza al loro operato. Ad esempio, Accenture ha all’attivo un programma globale di Corporate Citizenship denominato Skills to Succeed che ha l’obiettivo di offrire a oltre 3 milioni di persone in tutto il mondo le competenze necessarie ad ottenere un lavoro o avviare un’attività entro il 2020. E anche la Fondazione adotta strategie e obiettivi misurabili in termini di scalabilità, replicabilità , formazione e occupabilità. Tutte le call for ideas che vengono abilitate attraverso la piattaforma www.ideaTRE60.it si basano  su valore sociale e sostenibilità economica.

 

I due parametri chiave sono quindi la scalabilità e la replicabilità dei modelli proposti, che devono essere parte integrante dei business plan. Un terzo elemento di misurazione è la capacità di costituire una community dinamica, qualificata e attiva, grazie al digitale. Il nostro  modello, quindi,  consiste nella capacità abilitare attività economicamente sostenibili e ad alta innovazione sociale, in grado di generare posti di lavoro e crescita sostenibile per le collettività. Inoltre, nel nostro operato di Fondazione, applichiamo modelli di innovazione sociale attraverso la creazione di network anche digitali, con altri soggetti , fondazioni, CSR di altre imprese, NGO’s che insieme a noi diventano moltiplicatori di erogazione di risorse finanziarie, competenze e formazione, al servizio del not for profit.

 

Le Fondazioni d’impresa e le CSR sono destinate ad essere germogli di un processo più ampio, che sta portando la responsabilità sociale dall’essere una delle funzioni di supporto al business all’essere una componente organica delle strategie di sviluppo d’impresa, con un approccio pervasivo in tutti le attività del business stesso, dagli acquisti ai canali distributivi, dalla ricerca e sviluppo ai modelli produttivi della ‘circular economy’, dalla gestione delle risorse umane al rapporto multi-stakeholder. I campioni della prossima fase di sviluppo economico e sociale saranno tra quelli che meglio e prima sapranno interpretare questa nuova convergenza tra profit e innovazione sociale facendo leva sulla trasformazione digitale.

 

– Nova24 –

 

[embeddoc url=”http://fondazioneaccenture.it/wp-content/uploads/Nova24_Puccio_oltre-la-CSR_28-10.pdf” height=”500px” download=”none” viewer=”google”]

Nova24_Puccio_oltre-la-CSR_28-10.pdf

 

Innovare, ma senza dimenticare la competitività

Parlando di start up sociali, il successo di un’idea progettuale non può basarsi su un singolo elemento di eccellenza; tutte le componenti che vi ruotano attorno devono essere adeguate. Temi come la sostenibilità economica, sociale e ambientale devono far parte dell’intenzione consapevole, manifesta e condivisa dei fondatori. Sostenibilità, in particolare quella economica, significa una cosa molto semplice: che i ricavi devono essere uguali o superiori ai costi. Oggi anche il mondo delle donazioni, in tutte le sue variegatissime forme, si sta orientando verso erogazioni che, anche quando non richiedono la restituzione o la profittabilità, esigono che la nuova organizzazione divenga autosufficiente. Spesso, a mio avviso, il corretto e necessario dibattito sui tema profitto e redditività, sposta l’attenzione da un tema ineludibile quale è quello dei ricavi. Ogni costo, ogni stipendio, ogni acquisto implica che da qualche parte ci sia un ricavo: qualcuno che paga per quel costo. Si tratta certo di una banalità, ma è una banalità spesso non attesa.

 

In secondo luogo vi è la necessità di avere una forte valutazione dei processi. Purtroppo la bontà etico ideologica di un progetto non è sufficiente ad assicurarne il successo: l’offerta, per chiunque debba aderire, sottoscrivere, partecipare, acquistare, scambiare deve avere una chiara valutazione conveniente e semplice. Si può anche pensare ad un’offerta “spinta” rivolta a un pubblico non ancora consapevole di un bisogno e quindi della sua possibile risposta. In questo caso il timing e l’intensità dell’investimento promozionale dovranno essere adeguati a far maturare un mercato. Inutile dire che anche il piano di marketing e comunicazione dovrà essere adeguato: neppure una buona value proposition è sufficiente se non la conoscono un numero adeguato di possibili ‘clienti’ nell’arco di tempo prefissato per raggiungere il pareggio dei conti. Pure il piano di marketing rappresenta un costo soprattutto visto l’ormai straordinario affollamento della rete.

 

Aggiungerei alla lista una elemento forse meno evidente che è quello di identificare un chiaro vantaggio competitivo difendibile. Che ci piaccia o no, viviamo in un mondo altamente competitivo, dove la rete ha facilitato straordinariamente la globalizzazione, dove spesso vince chi riesce ad essere il primo della propria categoria.

 

Non si tratta di una “ricetta preconfezionata”: quello che vogliamo portare avanti come Fondazione Italiana Accenture si riflette nella volontà di aiutare ogni start up a considerare tutti gli aspetti (offerta innovativa, sostenibilità, tecnologia, processi produttivi, marketing, finanza, management) come ingranaggi che devono essere perfettamente cooperanti perché la macchina funzioni al meglio. Penso anche che una convergenza maggiore, più organica, strutturale, tra imprese profit e mondo non profit possa portare a lavorare insieme queste realtà per un valore condiviso (sociale ed economico) mettendo a fattor comune non solo le intenzioni, ma anche modelli e processi operativi e organizzativi, competenze, reti, infrastrutture e tecnologie.

 

La sfida è impegnativa, ma siamo ottimisti: gli sfidanti sono molti, agguerriti e preparati, le strutture di supporto sono ormai molte e anche il quadro normativo e finanziario sta evolvendo in maniera positiva.

 

Non potremo che trarne vantaggio, sia socialmente che economicamente, sia come individui che come collettività.

 

– Corriere Sociale –

 

[embeddoc url=”http://fondazioneaccenture.it/wp-content/uploads/CorriereSociale_Puccio_Start-up_01.101.pdf” height=”500px” download=”none” viewer=”google”]

Corriere Sociale_Puccio_Start-up_01.101.pdf