La risposta dell’economia circolare

La pressione sull’ambiente rischia di diventare insostenibile. E le risorse potrebbero non bastare per tutti. Ecco perché si impongono un nuovo modello di crescita e una convergenza tra privato e pubblico
L’economia circolare si impone oggi all’attenzione di tutti, con urgenza, per motivi pratici, concreti e di impatto sociale.
Con previsione attendibile, entro il 2030 due miliardi e mezzo di persone si aggiungeranno alla categoria dei consumatori medi, con un incremento del 100% rispetto al 2013, accedendo a prodotti e servizi per la casa, l’alimentazione, i trasporti, l’abbigliamento, le comunicazioni, il divertimento, la sanità, la cultura e quant’altro.

La crescente pressione sull’ambiente e le risorse naturali, che diventerebbe insostenibile se proiettassimo i dati attuali, potrebbe essere solo una delle problematiche da fronteggiare. Ancor prima si porrà il tema della non disponibilità di risorse sufficienti a soddisfare i nuovi bisogni.
In questo contesto, il modello lineare di crescita economica seguito nel passato non è più adatto alle esigenze delle società moderne in un mondo globalizzato, ed è necessario trovare un modo di utilizzarle che sia sostenibile sotto il profilo ambientale ed economico, e rientra anche nell’interesse economico delle imprese fare il miglior uso possibile delle loro risorse.

Da qui nasce un’opportunità concreta per nuovi modelli di business, come quello dell’economia circolare, basati sull’uso di fonti rinnovabili, sul riciclo dei materiali e di componenti, pensando a prodotti dalla vita più lunga, il cui utilizzo possa essere condiviso, fino a modelli basati sulla vendita del prodotto come servizio.

I driver che spingono l’adozione di questi nuovi modelli non sono solo la scarsità e i prezzi di fonti e materie prime. Un ruolo di abilitatore è giocato dalle nuove tecnologie che consentono oggi un‘accelerazione del trasferimento di informazioni e della condivisione. In ultimo, ma non per importanza, esiste una spinta sociale che vede attivi sia soggetti e approcci tipici del settore non profit, sia una massa crescente di consumatori non solo idealmente sensibili al tema ecologico e sociale, ma anche impegnati a formulare le proprie scelte d’acquisto sulla base anche di questi fattori.
In un mondo competitivo l’opportunità è per chi interpreterà, e sta interpretando, meglio questa dinamica ormai ineludibile, ma lo è anche per chi si muoverà per primo.

E in epoca di globalizzazione, a muoversi meglio, più organicamente e tempestivamente dovranno essere le imprese, ma anche i sistemi geografici locali, regionali, nazionali e, ormai, sovranazionali, come l’Unione Europea.
Un tema di questa portata e di questo impatto economico e sociale potrà essere affrontato con maggiore successo grazie alla convergenza tra privato e pubblico, tra libero mercato e regolamentazione. Economia e politica, nel più alto rispetto delle rispettive autonomie e prerogative, devono saper trovare un rapporto dialettico che rinnovi il vantaggio reciproco, a beneficio di imprese, collettività e individui.

 

– La mia finanza green –

 

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