La disoccupazione si batte anche con le start- up

Al mondo servono 600 milioni di posti di lavoro nei prossimi 10 anni, ossia 5 milioni di posti di lavoro al mese solo per impedire che la situazione peggiori. Pochi giorni fa sul suo blog su “La Stampa” Maria Grazia Bruzzone ricordava la recente previsione formulata dalla Banca Mondiale. I più colpiti rischiano di essere i giovani tra i 15 e i 29 anni, la fascia di età che già è risultata essere l’autentica vittima sacrificale di questa lunga fase recessiva globale. L’Italia in questo ultimo periodo si sta interrogando sull’efficacia e la bontà delle decisioni assunte dall’Esecutivo rispetto alla Legge di Stabilità. Dalla presentazione del provvedimento alla stampa da parte del Presidente del Consiglio si è compreso come gli interventi in ambito sociale riguarderanno azioni straordinarie sulle case popolari, la crescita dei fondi per la cooperazione internazionale, 400 milioni di fondo nazionale per le politiche sociali e servizio civile, una misura organica contro la povertà (soprattutto minorile) e incentivi al welfare aziendale.

 

Tutte cose utili, ma non basta. La sfida che questo Esecutivo deve cogliere è a mio parere anche un’altra. Secondo infatti una recente ricerca del Censis dal titolo “Vita da Millenials: web, new media, startup e molto altro. Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova” emerge come nel solo periodo aprile – giugno 2015 siano nate nel nostro Paese 32mila nuove imprese create da under 35. Il Censis ricorda come le aziende che vedono ai propri vertici i giovani siano il 9,8% del totale delle imprese italiane. Buona parte di queste imprese sono autentica espressione di sharing economy e il fenomeno non riguarda solo le grandi città come Milano, Torino e Roma ma anche il Sud presenta interessanti sviluppi considerando come il 40% delle nuove imprese abbia sede nel Meridione. Sono dati che devono far riflettere e che fotografano un cambiamento sociale e del tessuto economico italiano veramente importante. Non a caso Fondazione Italiana Accenture con Fondazione Eni Enrico Mattei, Buongiorno e Associazione Alumni Accenture ha realizzato in tempi non sospetti  la prima call in Italia dedicata alla sharing economy dedicata ai giovani under 30 e in quella occasione vinsero realtà di Lecce e Firenze. A livello locale sono diverse le amministrazioni che hanno colto appieno la necessità di dare un sostegno a questi giovani imprenditori “apostoli” della sharing economy, uno per tutti il Comune di Milano anche grazie al fenomeno Expo 2015. E’ bene che in questo caso si prosegua in un lavoro di “convergence” tra mondo profit, not for profit e Amministrazione. Occorre  quindi aiutare a crescere  questi germogli a procedere nella loro impresa, ma è necessario un segnale a livello nazionale.

 

Riprendo le parole di Beatrice Faleri, una studentessa italiana del King’s College di Londra che ha da poco pubblicato un interessante articolo ripreso da CapX. L’autrice evidenzia come nel nostro Paese l’ostacolo principale che le piccole imprese innovative incontrano quotidianamente riguarda il  fisco e la burocrazia. E’ vero, ma a Beatrice – e ai tanti ragazzi impegnati nel fare crescere le loro startup –vorrei  ricordare come il loro, il nostro impegno quotidiano è essere job givers, non job seekers. Al contempo un Governo che ha manifestato attenzione al terzo settore e al mercato del lavoro ha ora l’occasione – attraverso la legge di stabilità – di dare il segnale di volere facilitare la vita a questi giovani e entusiasti imprenditori. Spero che nel corso del dibattito parlamentare si possa aprire una finestra positiva per alimentare energie – e i citati  entusiasmi – di questi ragazzi.

 

– Milano Finanza –

 

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