Innovare, ma senza dimenticare la competitività

Parlando di start up sociali, il successo di un’idea progettuale non può basarsi su un singolo elemento di eccellenza; tutte le componenti che vi ruotano attorno devono essere adeguate. Temi come la sostenibilità economica, sociale e ambientale devono far parte dell’intenzione consapevole, manifesta e condivisa dei fondatori. Sostenibilità, in particolare quella economica, significa una cosa molto semplice: che i ricavi devono essere uguali o superiori ai costi. Oggi anche il mondo delle donazioni, in tutte le sue variegatissime forme, si sta orientando verso erogazioni che, anche quando non richiedono la restituzione o la profittabilità, esigono che la nuova organizzazione divenga autosufficiente. Spesso, a mio avviso, il corretto e necessario dibattito sui tema profitto e redditività, sposta l’attenzione da un tema ineludibile quale è quello dei ricavi. Ogni costo, ogni stipendio, ogni acquisto implica che da qualche parte ci sia un ricavo: qualcuno che paga per quel costo. Si tratta certo di una banalità, ma è una banalità spesso non attesa.

 

In secondo luogo vi è la necessità di avere una forte valutazione dei processi. Purtroppo la bontà etico ideologica di un progetto non è sufficiente ad assicurarne il successo: l’offerta, per chiunque debba aderire, sottoscrivere, partecipare, acquistare, scambiare deve avere una chiara valutazione conveniente e semplice. Si può anche pensare ad un’offerta “spinta” rivolta a un pubblico non ancora consapevole di un bisogno e quindi della sua possibile risposta. In questo caso il timing e l’intensità dell’investimento promozionale dovranno essere adeguati a far maturare un mercato. Inutile dire che anche il piano di marketing e comunicazione dovrà essere adeguato: neppure una buona value proposition è sufficiente se non la conoscono un numero adeguato di possibili ‘clienti’ nell’arco di tempo prefissato per raggiungere il pareggio dei conti. Pure il piano di marketing rappresenta un costo soprattutto visto l’ormai straordinario affollamento della rete.

 

Aggiungerei alla lista una elemento forse meno evidente che è quello di identificare un chiaro vantaggio competitivo difendibile. Che ci piaccia o no, viviamo in un mondo altamente competitivo, dove la rete ha facilitato straordinariamente la globalizzazione, dove spesso vince chi riesce ad essere il primo della propria categoria.

 

Non si tratta di una “ricetta preconfezionata”: quello che vogliamo portare avanti come Fondazione Italiana Accenture si riflette nella volontà di aiutare ogni start up a considerare tutti gli aspetti (offerta innovativa, sostenibilità, tecnologia, processi produttivi, marketing, finanza, management) come ingranaggi che devono essere perfettamente cooperanti perché la macchina funzioni al meglio. Penso anche che una convergenza maggiore, più organica, strutturale, tra imprese profit e mondo non profit possa portare a lavorare insieme queste realtà per un valore condiviso (sociale ed economico) mettendo a fattor comune non solo le intenzioni, ma anche modelli e processi operativi e organizzativi, competenze, reti, infrastrutture e tecnologie.

 

La sfida è impegnativa, ma siamo ottimisti: gli sfidanti sono molti, agguerriti e preparati, le strutture di supporto sono ormai molte e anche il quadro normativo e finanziario sta evolvendo in maniera positiva.

 

Non potremo che trarne vantaggio, sia socialmente che economicamente, sia come individui che come collettività.

 

– Corriere Sociale –

 

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